Nella Rubrica Legale di Retail & Food di novembre compare un articolo dell’avvocato Comparini dal titolo: “Una recente (e sorprendente) giurisprudenza in tema di indennità di avviamento a fine locazione: un cambio di passo?”

L’avvocato Comparini esamina la sentenza della Cassazione n. 8705/2015, sicuramente destinata a far discutere, in quanto si esprime in modo diverso e contrastante rispetto alla consolidata giurisprudenza di merito e di legittimità sul punto.

La sentenza in esame riconosce come legittima e valida la rinuncia del conduttore all’indennità per perdita di avviamento a fine locazione, qualora la rinuncia – espressa nel contratto di locazione – abbia quale “contropartita” una riduzione del canone di locazione percepito dal locatore.

Contrariamente all’orientamento maggioritario favorevole al conduttore – tradizionalmente considerato dallo stesso legislatore quale “contraente debole” del rapporto – la sentenza in esame fa parte di un orientamento assolutamente minoritario favorevole al locatore che, in base alla legge 392/78 deve, spesso malvolentieri, riconoscere al conduttore 18 o 36 mensilità di canone al termine della locazione.

Per capire l’importanza e la novità espressa dalla sentenza in esame, si consideri che la Cassazione ha costantemente dichiarato nulle le clausole contrattuali di rinuncia preventiva all’indennità per perdita di avviamento e ciò fondamentalmente perché tali clausole: (i) esprimono rinuncia al diritto prima che il diritto stesso sorga (il diritto all’indennità sorge al momento della cessazione della locazione) e (ii) sono contrarie all’articolo 79 della legge 392/78 (che prevede la nullità delle clausole che attribuiscano al locatore un vantaggio ingiustificato sul conduttore).

Giulia Comparini in Retail & Food – Leggi l’articolo completo